USB Il sistema delle GPS telematiche non funziona: si torni alle convocazioni in presenza con tempi sensati

 

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In questi giorni centinaia di migliaia di precari della scuola stanno compilando la domanda telematica per ottenere una supplenza. Lo fanno nei giorni più caldi d'agosto, quelli tipici delle vacanze, con una tempistica a dir poco infelice. Lo fanno, in molti casi, in assenza delle disponibilità - gli uffici scolastici, con organici ridotti all'osso, non hanno ancora completato le immissioni in ruolo, alcuni stanno terminando adesso le assegnazioni provvisorie e quindi non c'è modo di pubblicare le cattedre disponibili. Lo fanno a fronte di graduatorie pubblicate zeppe di errori, quando queste sono state pubblicate, perché ci sono città, Roma tra tutte, dove le graduatorie non sono neppure uscite.
Il ministero del dimissionario governo Draghi, impegnato nell'attuazione dell'ultima porcheria, l'istituzione de cosiddetto "docente esperto", che tanta rabbia sta creando tra i lavoratori della scuola, ha infatti accorciato tutti i tempi, nella speranza di dare un'idea di efficienza e producendo, come al solito, sfaceli.
La famosa procedura informatizzata per la compilazione delle graduatorie è stata in realtà data in carico alle segreterie, già oberate di lavoro, la domanda è farraginosa e inutilmente complessa come l'anno scorso (ci possono volere anche quattro ore a compilarne per intero una), i tempi sono contratti e sbagliati. Il risultato, c'è da scommetterci, saranno molti errori nell'assegnazione dei posti, a danno dei precari che, va ricordato, tengono in piedi la scuola italiana. C'è poi da aspettarsi che i tempi di sistemazione saranno lunghi e che anche quest'anno avremo studenti senza docenti fino a dicembre.
USB denuncia che così la procedura è al limite del sabotaggio. Denunciamo che i sindacati che siedono ai tavoli con il MIUR, in primis CGIL, CISL e UIL continuano ad accettare modalità, tempi e accordi assurdi sulla pelle dei lavoratori.
Chiediamo nuovamente che si torni a convocazioni in presenza, con disponibilità chiare, tempi sensati, in modo che alla ripresa delle lezioni davvero i docenti siano in cattedra e che i loro diritti vengano rispettati.


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